rivs.it
                 
Home » Rubriche » Pieghe e Diritti


 
La storia della rivista!

Biker's Life; la prima rivista biker Italiana.

 
In collaborazione con:
 
Il sito del Coordinamento

FEMA


Coordinamento Motociclisti,
V. Camillo De Lellis 8, 00151 Roma;
tel/fax 0658201177 - info@cmfem.it - http://www.cmfem.it

ADERITE AL COORDINAMENTO
PER FAR VALERE I VOSTRI DIRITTI !


BL 7/2008: Vision Zero: a misura di motociclista

Di “Vision Zero” abbiamo già parlato qualche volta in passato; nel campo della sicurezza stradale, è l’espressione con la quale ci si riferisce a un principio generale (ma forse sarebbe più corretto parlare di “filosofia”) che, se applicato puntualmente, dovrebbe ridurre a zero la probabilità di avere incidenti stradali con morti o feriti

Com’è evidente, non esiste una ricetta miracolosa per cancellare di colpo gli incidenti e le loro conseguenze, ma è certamente possibile fare in modo che siano sempre meno numerosi e dagli esiti meno drammatici. È a questo punto che la filosofia “Vision Zero” può contribuire a raggiungere lo scopo ed è proprio quello che è stato fatto recentemente in Norvegia. Il 7 maggio 2008, alla presenza del Presidente della FEMA Hans Petter Strifeldt, è stato ufficialmente aperto al traffico il primo tronco di strada (la RV32, nella provincia di Telemark) concepita secondo i principi “Vision Zero” per la sicurezza dei motociclisti. La nuova strada, subito battezzata “Vision Zero Moto Road”, è il frutto del lavoro di due appassionati ingegneri delle autorità stradali regionali, Jan Petter Lyng e Bjørn R. Kirste, che hanno progettato la strada rispettando meticolosamente le raccomandazioni dei motociclisti: guardrail muniti di una barriera bassa, spazi di fuga, un corretto posizionamento della segnaletica (tagliando la vegetazione se ostacola la visibilità), ecc. Anche se l’obiettivo era migliorare la sicurezza dei motociclisti, gli interventi realizzati e i fondi investiti si sono rivelati vantaggiosi per tutti, compresi ciclisti e automobilisti. Inoltre, l’impegno finanziario necessario per modificare i 15 km di strada appare piuttosto contenuto, essendo stato stimato in circa 630.000 euro (poco meno di 40.000 euro/km). Per onestà, bisogna ricordare che le organizzazioni che rappresentano i motociclisti hanno sempre espresso grande preoccupazione riguardo alla Vision Zero, soprattutto per timore che le istituzioni avrebbero preferito fare sbrigativamente ricorso a divieti, restrizioni e regolamenti sempre più rigidi e coercitivi, anziché concentrarsi in una lunga e impegnativa opera d’adeguamento della rete stradale. Va anche detto che queste preoccupazioni non sono ingiustificate, perché nei documenti che illustrano la filosofia Vision Zero le moto sono considerate “veicoli ad alto rischio”, ma non si danno indicazioni di sorta per aumentarne le condizioni di sicurezza. Anzi, in vari punti si lascia intendere che, in un’ottica d’azzeramento del numero di morti e feriti, le moto dovrebbero essere bandite o quasi dalla circolazione. Non è casuale che, non appena il concetto di Vision Zero è stato presentato in pubblico, una decina d’anni fa, alcune organizzazioni dichiaratamente ostili al motociclismo proposero di rendere illegali le moto in quanto incompatibili con il raggiungimento dell’obiettivo. Oggi, con l’apertura di questa strada “a misura di motociclista”, quelle affermazioni sono state efficacemente e definitivamente confutate, dimostrando che è possibile costruire strade davvero sicure per tutti. Quella appena realizzata in Norvegia è, per il momento, la prima strada al mondo a essere concepita secondo questi principi. Non possiamo che augurarci che venga presa ad esempio (e presto!) in Italia, dove c’è un gran bisogno di strade fatte con intelligenza.
A proposito d’intelligenza, è triste constatare quanto spesso i pubblici amministratori, per risolvere problemi d’ogni genere, dallo stato delle strade al traffico e all’inquinamento, imbocchino certe “furbe” scorciatoie che però, invece di condurli alla meta (cioè al risultato), li portano… in tribunale. Sicuramente, ciascuno di noi è in grado di riferire almeno due o tre casi di cui ha avuto conoscenza diretta e chi volesse farne l’elenco completo impiegherebbe un bel po’ di tempo prima di terminare il lavoro. Tra tanti casi, molti dei quali non particolarmente gravi anche se davvero demenziali, troviamo particolarmente interessante quello che vede sul banco degli imputati il Presidente della Regione Toscana Claudio Martini, insieme al suo Assessore all’ambiente Marino Artusa e alcuni sindaci toscani (tra cui quello di Firenze Leonardo Domenica) con relativi assessori. Un bel numero d’amministratori pubblici (quattordici per l’esattezza), tutti alla sbarra con la stessa accusa: “omissione di atti d’ufficio e getto pericoloso di cose”. Per chi ha scarsa dimestichezza con la lingua parlata nelle aule giudiziarie, questi signori sono accusati di non aver rispettato le norme di legge che li obbligavano a prendere misure idonee a tutelare la popolazione dalle conseguenze dell’inquinamento atmosferico. La cosa sorprendente (ma solo a una lettura superficiale) è che, in effetti, di provvedimenti cosiddetti “antismog”, i comuni oggi sotto accusa ne hanno presi molti e molto impopolari, per cui nessuno si sarebbe mai aspettato di finire in tribunale per non aver fatto nulla. Ma un risvolto ancor più interessante di questa vicenda è che questo processo potrebbe essere il primo di una lunga serie, perché sono molti, in tutta Italia, i comuni che hanno adottato misure simili, se non identiche, a quelle di cui gli amministratori toscani ora sono chiamati a rispondere. A essere sinceri, comunque, in molti speravano che si arrivasse a questo, prima o poi, perché hanno sempre ritenuto iniqui e illegittimi i provvedimenti che limitano o proibiscono la circolazione di certe categorie di veicoli. Tutta la questione nasce, infatti, dai divieti di circolazione introdotti nell’intento di tenere sotto controllo l’inquinamento atmosferico, ben presto dimostratisi del tutto inefficaci, tanto che già il TAR (Tribunale Amministrativo Regionale), al quale si erano rivolti alcuni comitati di possessori d’auto non “ecologiche” che rischiavano di doverle buttare, li aveva bloccati ritenendoli illegittimi. In particolare, i giudici amministrativi avevano evidenziato la scarsa incidenza delle emissioni delle auto “Euro 0” sui volumi complessivi di PM10 rilevati dalle centraline, deducendone che, vietare la loro circolazione, avrebbe sicuramente comportato dei disagi per i proprietari, senza però produrre un apprezzabile beneficio per la collettività. Gli amministratori però non rinunciarono ai loro piani e modificarono le ordinanze quel tanto che bastava per superare (o aggirare, dipende dal punto di vista) i vincoli posti dal TAR. Mal gliene incolse, potremmo dire, visto che ora sono accusati di aver «omesso di attuare misure per la protezione della salute dei cittadini», limitandosi a «seguire i piani, i programmi e tutte le misure e interventi programmati, atti tutti palesemente inutili e irrilevanti rispetto alle finalità di tutela della salute imposte dalla legge». I capi d’accusa non sono solo questi, ma non vale la pena riportarli tutti; vale la pena invece di sottolineare come, a sostegno delle accuse, venga richiamato l’obbligo, sancito dalla normativa europea, di vincolare i provvedimenti ai risultati e di assicurare che le restrizioni dei diritti individuali cessino non appena ripristinata la normalità. Ci vorrà un po’ di tempo prima che la vicenda si concluda, e sarebbe azzardato fare pronostici sulla sentenza; ma sarà lecito aspettarsi, in caso di condanna, che altri procedimenti simili vengano istruiti a carico di un gran numero di sindaci, in ogni parte d’Italia. Se succederà, sarà un trionfo per tutti quei cittadini che, negli ultimi anni, sono stati costretti a barcamenarsi tra divieti di circolazione a singhiozzo, targhe alterne a giorni alterni e ore dispari, zone vietate, domeniche “ecologiche” e bolli e assicurazioni a prezzo pieno. E sarà anche la dimostrazione definitiva che usare l’intelligenza, soprattutto nell’amministrare la cosa pubblica, dà risultati certi e senza brutte sorprese, anche se forse richiede un po’ più di fatica. Si tratta di un principio semplice, intuitivo, perfino banale, eppure viene spesso ignorato (e i risultati sono sotto gli occhi di tutti). Non sempre è così però; e non ovunque. Un bell’esempio viene da Londra, dove le moto sono esentate dal pagamento della “Congestion Charge”, la salatissima tassa che deve pagare chi vuole entrare in città in automobile. L’ex sindaco londinese Ken Livingstone (di lui abbiamo già parlato tempo fa), quando decise di introdurre questo “pedaggio” allo scopo di decongestionare la città, comprese che escludere le moto sarebbe stata una scelta saggia che avrebbe invogliato un maggior numero di persone a preferire le due alle quattro ruote, ottenendo così il risultato di ridurre il traffico anche al di fuori dell’area soggetta a tassazione. Ora il nuovo sindaco Boris Johnson (al quale la Congestion Charge non è mai piaciuta) ha deciso di aprire alle moto le corsie degli autobus, motivando questa sua scelta con le esperienze positive già fatte in altre città britanniche. Anche a Roma, il neo-eletto sindaco Gianni Alemanno ha annunciato la volontà di prendere alcuni provvedimenti a favore dei motociclisti, a cominciare dai micidiali cordoli che delimitano appunto le corsie preferenziali. Vedremo se agli annunci seguiranno i fatti, ma vogliamo sperare che il nuovo sindaco non voglia apparire meno intelligente dei suoi colleghi d’oltremanica. Con il traffico che c’è a Roma, favorire i motociclisti è il minimo che si possa fare, visto che sul trasporto pubblico è meglio non contarci troppo.

Di Riccardo Forte


Archivio articoli:

BL 7/2008: Vision Zero: a misura di motociclista ( Riccardo Forte )

BL 6/2008: SI FA PRESTO A DIRE ASSESSORE! ( Riccardo Forte )

BL 5/2008: REVISIONATE LA BUROCRAZIA! ( Riccardo Forte )

BL 4/2008: ANCORA TU? MA NON ( Riccardo Forte )

BL 3/2008: Grazie, auguri, arrivederci, addio ( Riccardo Forte )

BL 2/2008: Un arcobaleno su ogni moto ( Riccardo Forte )

BL 1/2008: I PRIMI VENTI ANNI ( Riccardo Forte )

BL 12/2007: Buoni auspici ( Riccardo Forte )

BL 11/2007: “SICUREZZA” CONDIZIONATA ( Riccardo Forte )

BL 10/2007: MINESTRE RISCALDATE ( Riccardo Forte )

BL 8/2007: RIFLESSIONI SULLA SICUREZZA ( Riccardo Forte )

BL 7/2007: TUTTI A STRASBURGO ( Riccardo Forte )



Pagine: 1 2 3

| Contattaci | In Edicola | Rubriche | Download | Links | News | Eventi | Shop | Bikers Forum |

Copyright © 1997-2004 - Editrice Custom, tutti i diritti riservati. P.IVA 01741200305
La riproduzione in toto o in parte in qualunque forma e con qualunque mezzo è proibita senza autorizzazione scritta.

..::Webdesign Graphics and Programming -> El_Cini & El_Neuro ::..