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Motociclisti e sicurezza: il pericolo delle leggi in un convegno a Milano a cui ha partecipato la no

Si fa fatica a migliorare la sicurezza dei motociclisti. Gli utenti vulnerabili sono deboli anche nei confronti dell’autorità e la loro sicurezza interessa molto, ma l’interesse si ferma quando si tratta di passare ai fatti. Un esempio? Per ben due volte (2017 e 2018)  è entrato e poi uscito dalla Legge di bilancio un emendamento per incentivare l’acquisto dei preziosi paraschiena o di abbigliamento certificato  per motociclisti (airbag soprattutto). L’ultimo caso è il nuovo decreto che regolamenta l’installazione di guard rail salva motociclisti. Una decisione attesa da anni che rischia di peggiorare la situazione. 

Un passo avanti, almeno dal punto di vista della formazione dei tecnici si potrà fare lunedì a Milano nel convegno “La sicurezza stradale dei motociclisti” organizzato dalla Regione Lombardia e dalla giornalista Giovanna Guiso che da anni si batte per la sicurezza degli utenti delle due ruote. In via alle ore ore 14  presso Palazzo Lombardia a Milano  Ingresso N1, Sala “Valeria Solesin”, 1° piano.

Una iniziativa per sollecitare i politici a rivedere il decreto e per gettare le basi di nuovi criteri per la sicurezza stradale. Il decreto (del 17 maggio 2019) che disciplina i dispositivi di sicurezza per motociclisti (DSM) contiene alcune serie problematiche. Le barriere antiurto che proteggono i motociclisti dall’impatto contro paletti e lamine non si potranno installare o sperimentare su tutta la rete preesistente al 2011 e al 1992: praticamente su gran parte delle strade italiane. Inoltre è previsto l’obbligo di crash test su ogni modello di guard rail: una procedura impossibile da applicare ad oggi. Tra l’altro impone i DSM nelle curve di raggio minore di 250 metri e negli incroci dove si siano verificati almeno 5 incidenti con vittime negli ultimi 3 anni, naturalmente che abbiano coinvolto due ruote a motore. Ma nemmeno questa statistica sarà facile, visto che non esiste un catasto stradale.

Una prima soluzione – spiega Giovanna Guisosarebbe quella si avviare l’installazione dei nuovi dispositivi in via sperimentale e con meno burocrazia”.

Non si parlerà solo di guard rail nel convegno di domani, ma anche di costi biologici e sanitari degli incidenti stradali con l’intervento, tra gli altri del dottor Giorgio Novelli, dirigente medico della divisione di Chirurgia Maxillo facciale all’ospedale di Monza. Insieme ai sanitari del Trauma center Niguarda Milano ed in particolare del dottor Gabriele Canzi di altri ospedali lombardi studiano da anni gli incidenti motociclistici e si battono per l’utilizzo del casco integrale, unico strumento per ridurre i traumi facciali. Non solo: l’uso dell’integrale permetterebbe di ridurre sofferenze, deformazioni, ma anche i costi sociali per le cure, gli interventi chirurgici e le invalidità. “Il 65% dei motociclisti dell’Area Urbana Milanese e Brianzola indossa caschi open face (i cosiddetti jet ndr.) e questo raddoppia la probabilità, in caso di incidente, di subire lesioni meritevoli di interventi chirurgici spesso molto complessi spiega il dottor Novelli -. Il 25% dei motocicisti coinvolti in incidente stradale presenta esami tossicologici positivi per alcol e/o droghe; il 70% dei motociclisti con esami tossicologici positivi indossava un casco open face al momento dell’incidente. Una campagna di correzione di questa scarsa cultura delle prevenzione e protezione – conclude il dottor Novelli – potrebbe consentire a Regione Lombardia di ridurre di alcuni milioni di euro i costi sanitari annui.”

Il problema dei costi è ben strano in questo Paese.  Nel triennio 2015-2017 sono morti in Lombardia 285 motociclisti e ne sono rimasti feriti 23.650. Questa strage, stimano i tecnici della Regione, ha avuto un costo sociale di 1 miliardo e 678 milioni. Solo per la Lombardia. Il costo sociale complessivo degli incidenti stradali che vedono coinvolti motociclisti è stimato in 4 miliardi di euro. L a richiesta rivolta da ANCMA al governo già nel 2017 era quella di favorire la diffusione soprattutto di paraschiena ed airbag per uso motociclistico, attraverso la possibilità di portare in detrazione fiscale il 50% del prezzo d’acquisto. Si stima che, a fronte di una supposta riduzione del gettito fiscale di circa mezzo milione di euro, lo Stato avrebbe incassato 200 mila euro di maggiori introiti IVA e, soprattutto, risparmiato 1,3 milioni di costi legati all’assistenza sanitaria dei feriti, chiudendo con un saldo positivo di circa 1 milione di euro.

La risposta del governo: non ci sono i soldi. Fesserie. Spiego il mio punto di vista. Quando si tratta di fare un investimento lo stupido pensa a quanto costa, l’imprenditore a quanto ci guadagnerà. E se ci guadagna, una volta fatti i conti, “spende”.

Fonte: heavyrider.corriere.it

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