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Un guzzista a CapoNord

Un Guzzista a Caponord

Erano anni che coltivavo il sogno di raggiungere la mitica rupe di Nordkapp, ma mi erano sempre mancati sia il coraggio che la voglia di intraprendere un viaggio così impegnativo.
Andare a Capo Nord non è esattamente un passeggiata, un viaggio del genere richiede delle tappe ben precise, mentre io, nel rispetto più puro stile biker, sono allergico ai viaggi troppo organizzati. Va detto pure che Capo Nord è una “meta” classica per ogni amante dei viaggi e del turismo sia in motocicletta che non, così dopo tre anni di tentennamenti non ho ceduto al “richiamo” del Grande Nord. Per la parte del viaggio più significativa, cioè la risalita della penisola scandinava, ho studiato due possibili percorsi, uno più lungo attraverso tutta la Norvegia percorrendo la E6, e l'altro più breve attraverso la Svezia percorrendo la E4, poi Finlandia, percorrendo la E75, e infine in Norvegia un breve tratto di E6. Mi sono riservato comunque di decidere l'itinerario una volta arrivato sulla penisola scandinava. Ho affrontato il viaggio in solitario, non mi dispiace viaggiare da solo, e poi nessuno si è proposto. Penso che se hai in mente un viaggio da compiere, una meta da raggiungere, non devi aspettare troppo che qualcuno voglia condividerlo con te, prendi la tua moto e parti, se qualcuno si vuole aggregare bene, se no, in sella e via, altrimenti rischi di non compierlo mai quel viaggio.
Come mi disse anni fa ad un raduno un solitario guzzista spagnolo, (Joaquin Ogallar Barragan “VUELTA EL MUNDO EN SOLITARIO): “ non sarai comunque solo... sei tu e la tua moto ”.
Poi viaggiare da solo ha i suoi vantaggi, non devi per forza andare d'accordo con qualcuno, sono estremamente convinto di quello che scrisse Melissa Holbrook Pierson in “Il veicolo Perfetto – La motocicletta” : “quando viaggi con qualcun altro, puoi compiere il viaggio della tua vita ma puoi anche esporti ad una serie di fastidi più o meno grandi. Andare in moto insieme ad un altro è come danzare, e quando senti la stessa musica e hai lo stesso ritmo nel sangue puoi comunicare senza bisogno di parole, anticipare ogni fermata, ogni partenza, ogni fluttuazione del desiderio, ogni accelerazione e ogni decelerazione. Quando questo non accade, il tuo compagno continua a pestarti i piedi finche la musica non la senti più e persino le vostre motociclette sembrano andare a ritmi diversi…….”
Io ci aggiungo che nei viaggi fatti da solo ho sempre sentito di più il viaggio ho avuto l'impressione di immergermi di più nei luoghi visitati e di conoscere di più la gente del posto, quindi spesso, meglio soli.


Quello che segue è il mio diario di viaggio.

Domenica 03/08/03

I tappa: Pavia (I) – Gottingen (D) Km 948


Km totali 948.

La moto carica, ben preparata e col pieno mi aspetta in garage, alle ore 7:30 sono in sella e mi allontano da casa nell'aria del mattino che si sta già facendo afosa. Lascio Pavia, mi dirigo verso Milano sulla SS.35. Imbocco la tangenziale di Milano in direzione Como- Chiasso, poi passo sulla A9-E35 per la Svizzera. Raggiungo la frontiera svizzera, c'è un po' di coda, ma essendo in moto passo oltre velocemente. In Svizzera proseguo sulla A2 poi svolto per la A13-E43 per il San Bernardino, sono strade che o fatto decine di volte nei miei frequenti viaggi in Germania. Tra le alpi svizzere il caldo afoso che attanaglia questa estate da un po' di tregua, si sta bene, addirittura l'aria è fresca in alcuni punti. Il viaggio procede bene a parte un po' di sonno ad un certo punto, complice la notte insonne di ieri pensando al viaggio che mi aspettava. Passo il San Bernardino ed arrivo alla frontiera austriaca, non mi va di pagare la vignetta autostradale dell'Austria per pochi, ma obbligati, chilometri, per cui faccio quel piccolo tratto di Austria su strade normali. Entro in Germania nei pressi di Lindau, zona turistica e affollata sul Bodensee che noi chiamiamo Lago di Costanza. Prendo L'autostrada tedesca A96-E43-E54, poi devio verso Nord sulla la A7 per Ulm, sempre continuazione della E43. La Germania man mano che ci si allontana dalle Alpi, diventa sempre più calda, quasi come in Italia, sudo nella mia giacca di gore-tex. Da qui in avanti fino a sera solo autostrade tedesche, (A7-E43-E45). A parte il caldo si viaggia bene e veloci, (140/150 km/h), passo Ulm, Wurzburg, Fulda, Kassel. Dopo Kassel esco dall'autostrada, e comincio a cercare una sistemazione per la notte, mi andrebbe bene una gasthaus di campagna, che solitamente è più economica delle città, ma non trovo niente, così devo proseguire fino a Gottingen, dove trovo un hotel, discreto ma abbastanza caro, 45 euro con colazione. Ceno al ristorante dell'albergo, 2 birre e la, tipicamente tedesca, bistecca di maiale impanata con funghi patatine e insalata. Ho percorso più chilometri di quanto sperassi alla partenza, pensavo che sarebbe stato bene arrivare almeno a Fulda, invece sono oltre Kassel. Crollo dal sonno, giusto il tempo di un sigaro per digerire e compilare il block notes che uso come diario di viaggio, poi a letto.

Lunedì 04/08/03


II tappa: Gottingen (D) – Malmo (S) Km 794
Km totali 1.742

Parto alle 10.00 circa, prima proprio non sono riuscito a svegliarmi dopo la tirata di ieri. Grazie ad un'abbondante colazione tedesca, (caffè, affettati, marmellata, pane, succo d'arancia), posso fare una tirata fino a sera senza fermarmi per pranzo. Va detto che in un viaggio a Nordkapp, le tappe in Germania sono solo di trasferimento,bisogna cioè portarsi il più avanti possibile nel minor tempo possibile, il vero viaggio inizia sulla penisola scandinava.
Continuo sulla A7-E45, passo Hannover, arrivo ad Hamburg e qui decido di prendere la strada più lunga, ma tutta via terra, per raggiungere la penisola scandinava, andando cioè verso la Danimarca e facendo parte della penisola dello Jylland e poi i ponti per la Svezia, l'alternativa sarebbe stata dirigermi verso Lubeck e poi Puttgarden e lì traghettare per la Svezia. Quindi avanti, sulla A7-E45, verso Flensburg, ultima città tedesca, poi la Danimarca, ci arrivo verso le 14:45, faccio la foto alla mia moto sotto al cartello Danmark e riparto. Mi dirigo verso Kolding sempre sulla E45, dopo Kolding abbandono la E45 e passo sulla E20 direzione Odense. In Danimarca ho cominciato a sentire il cambiamento di clima, fa un po' più fresco.
Passo un primo ponte, poi Odense, poi il secondo ponte, poi Kobenhavn, (Copenaghen), poi ancora il terzo ponte che collega la Danimarca alla Svezia, il confine svedese è ha metà di quest'ultimo, (anche qui foto di rito sotto al cartello Sverige). I ponti che collegano le isole danesi con la Penisola scandinava, (Svezia), sono a pedaggio , c'è un casello alla fine, il costo è elevato, sui 15-17 euro, (non so di preciso quanto faccia in Corone Danesi), ma vale la pena di farli, sono uno spettacolo eccezionale, con i piloni di sostegno altissimi e il cavi d'acciaio tipo “Ponte di Broocklin”. Ti senti in mezzo al cielo, e sotto di te solo il mare, sul guardrail si posano i gabbiani, e sotto nel mare vedi passare navi e barche a vela. Verso le 19:00 sono sul suolo Svedese, nei pressi di Malmo, c'è un ufficio turistico, dove mi fermo a prendere alcuni souvenir, (solo adesivi perché i prezzi sono alti). La ragazza delle informazioni turistiche, in un ottimo inglese si offre di prenotarmi un albergo nel centro di Malmo, costa caro, sui 50 euro, ma a suo dire è un buon prezzo, gli chiedo se posso trovare anche altri alberghi fuori città magari meno cari, lei dice che certamente ne troverei, ma difficilmente meno cari. Mi lascio tentare e prenoto l'Hotel, ci arrivo senza difficoltà, grazie alla piantina della città, alle indicazioni della ragazza dell'ufficio turistico e ad un taxista che si offre di farmi strada. Ceno al ristorante dell'albergo, vorrei qualcosa di tipico svedese, ma fanno roba più o meno internazionale, così ripiego, su una bistecca di filetto, con patatine e salse varie, due birre poi un caffè e sigaro.
Decido di fare quattro passi per il centro di Malmo, così tanto per digerire e vedere un po' città, bella, ma non mi impressiona particolarmente, è simile ad altre città europee che ho visto, negozi, vetrine locali coi tavolini all'aperto, palazzi monumenti.
Vago un po' senza una meta particolare e poi torno all'hotel, ancora un drink e poi a letto.

Martedì 05/08/03


III tappa: Malmo (S) – Oslo (N) km 656
Km totali 2.398

La mattina subito una brutta sorpresa, nella notte qualche bastardo si è introdotto nel parcheggio dell'albergo, mi ha aperto le borse della moto e ha spaccato il finestrino della macchina parcheggiata di fianco. Doveva essere un “ladro gentiluomo”, perché le borse sono state aperte senza rovinale, e non svuotate completamente, però il bastardo mi ha fregato un coltello che avevo dal '99, un binocolo anche se di scarsa qualità, alcuni ferri e soprattutto la pipa con una bustina di Kentucky Bird nuova di zecca, speriamo che se la fumi tutta e gli venga il cancro. Faccio le mie rimostranze all'albergo, la ragazza della reception e costernata ma non può farci nulla, e chiamare la polizia per una denuncia non mi ridarà certo la mia pipa, ma sicuramente mi farà perdere tempo, per cui, al diavolo! in sella e via. Prendo la E6-E20 in direzione Helsingborg ho deciso di fare all'andata l'itinerario più lungo seguendo la E6 per tutta la Norvegia. Incomincio a vedere i Primi fiordi e a sentire sempre di più il cambiamento di clima, non fa freddo ma lo sbalzo è notevole, in tre giorni dalle afose Italia e Germania, alle tiepide Danimarca e sud della Svezia alla fresca Norvegia. Passo Helsingborg, poi Goteborg, dove la E20 e la E6 si dividono, io prendo quest'ultima, che va verso Nord, e non la abbandonerò più per i prossimi 5 giorni.
Alle 17 sono in Norvegia, niente foto col cartello Norge, perché è su un ponte dove non c'è la possibilità di fermarsi senza intralciare il traffico. Passo Oslo e poco dopo decido di fermarmi per la notte in un camping. La temperatura è ancora buona, non fa caldo ma si sta bene, per cui monto la tenda, i bungalow d'altra parte erano tutti occupati.
Il campeggio è piccolo ma ordinato e pulito, c'è un piccolo shop con bar, dove ceno con uno scarso hamburger e patatine, birra non ne vendono, solo quella analcolica, per cui meglio optare per la coca cola. In comincia ad accorgermi che nel grande nord le giornate durano di più, non c'è ancora il famoso “sole di mezzanotte” ma alla 22 il sole sta ancora tramontando, con lo sguardo perso verso questo tramonto che incendia il cielo, mi fumo il tradizionale sigaro, chiamo casa e rispondo agli sms di alcuni amici.


Mercoledì 06/08/03


IV tappa : Oslo (N) – Trondheim (N) km 538
Km totali 2.936

Mi sveglio verso le 9, mi lavo, mi rado, smonto la tenda e carico la moto, poi colazione al baretto del camping, con caffè, pane, burro, marmellata e una specie di patè di prosciutto da spalmare sul pane.
Mi rimetto in viaggio sulla E6 in direzione Lillehammer, poco dopo Oslo la E6 smette anche solo di somigliare ad un autostrada, da qui in avanti è una semplice strada ad una corsia per senso di marcia, in alcuni punti è anche tortuosa e attraversa centri abitati. Il paesaggio è dominato da foreste e rocce, montagne basse, laghi e fiumi. Pioviggina a tratti e il cielo e per la maggior parte del giorno grigio, così che anche la temperatura scende e si sente. Verso le 16 sono a Dombas, il paesino dei Troll, mi fermo, faccio benzina, poi parcheggio la moto e faccio alcune compere in un supermercato e in un negozio di souvenir, non visito il “Parco dei Troll”, che mi sembra una roba per bambini, faccio solo una foto con il Troll gigante davanti all'ingresso. Dopo Dombas attraverso una landa veramente desolata, saranno stati circa 80 km, la strada scorreva in una piana brulla, montagne lontane, niente alberi, solo muschi e rocce, lungo la strada alcune solitarie e per lo più deserte piazzole di sosta.
Il cielo grigio sopra di me, solo in questo nulla, con unica compagnia il rombo sordo e sicuro del mio California, è uno dei momenti del viaggio più magici e selvaggi, disturbato solo dal raro passaggio di poche macchine e camper. Ci trovo solo un paesino di poche case, tutte in legno e col tetto ricoperto di muschio, un negozio di souvenir e un albergo, sembrava di essere in un libro di fantasy, se fosse stato più tardi mi sarei fermato qui per la notte, ma è ancora presto e posso percorrere ancora un po' di chilometri. Incontro anche il primo mercatino lappone che vende oggetti in legno, pelli e corna di renna, il tutto dentro tende a cono molto simili a quelle degli indiani d'america. Dopo quella landa così desolata e cosi affascinate che stando alla cartina dovrebbe chiamarsi Dovrefjell, il paesaggio torna ad essere normale, più foreste e meno tundra. Un po' prima di Trondheim mi si accoda un motociclista, penso del posto, in sella ad una vecchia jap 4 cilindri, percorriamo un pezzo di strada poi mi passa ma continuiamo ancora per un po' a fare la stessa strada, involontari compagni di viaggio, siamo veramente sulla stessa lunghezza d'onda, andiamo alla stessa velocità, tra i 70 e i 90 km/h, se incontriamo altri mezzi lungo la strada dove uno supera l'atro pure. Ad un certo punto, il mio sconosciuto compagno di viaggio svolta in un parcheggio, lo passo e ci salutiamo, non saprò mai ne chi è, ne che faccia ha, questa cosa mi da una strana sensazione, forse di malinconia. Continuo la mia strada e arrivo a Trondheim, il paesaggio così fiabesco diventa quello più squallido della periferia di una grande città, le grandi città non mi sono mai piaciute, men che meno la parte che vedi passandoci con una statale, cioè la periferia.
Periferia a parte, Trondheim è la capitale storica della Norvegia, la città dei Re Vichinghi, ma non mi attardo a visitarla, la mia meta è Nordkapp e non dispongo di moltissimo tempo per questo viaggio.
Mi fermo in una stazione di servizio per fare rifornimento e noto che c'è lì un tipo con un van, porta un gilet coi Colori, “Van Club Moonshine”, mi pare, non avevo mai sentito di van club sullo stile biker con tanto di Colori. È ormai sera sono stanco e comincio a cercare una sistemazione per la notte, provo in un camping poco fuori Trondheim, sembra decisamente bello ma non ci sono bungalow liberi, e siccome sta incominciando a piovere preferisco non montare la tenda.
La ragazza della reception si offre gentilmente di trovarmi un posto in bungalow in un altro camping, telefona, il posto c'è ma vogliono 80 euro per una notte, probabilmente sarà stato un cottage con bagno privato e tutti i comfort, ma in ogni modo non mi va di spendere così tanto, dico no e tiro avanti. Per cercare una sistemazioni lascio la E6, e mi addentro in un sobborgo di Trondheim, pioviggina e come se non bastasse mi perdo, e trono indietro per alcuni chilometri, poi me ne accorgo e inverto la marcia, vado avanti ancora un po' e finalmente trovo un camping con bungalow a prezzi abbordabili. Mi sistemo nel bungalow che è un po' tetro e mi ricorda il cottage del film “La Casa”, poi ceno al ristorante del camping, hamburger patatine e insalata con la solita coca cola visto che anche qui di birra vendono solo quella analcolica, tanto per fare il paio con il bungalow la tipa del ristorante ha un che di malsano… Dopo faccio due passi per il campeggio e incontro dei ragazzi italiani con cui scambio qualche parola, poi mi fumo il solito sigaro ammirando il Trondheimsfjorden nella luce strana del tramonto a queste latitudini.


Giovedì 07/08/03
IV tappa Trondheim (N) – Polarsirkelen (N) km 549
Km totali 3.485

Sarà stato forse che il Bungalow di ieri mi ricordava il cottage de “La Casa”, non so, ma ho fatto dei sogni strani ed inquietanti che ricordo solo confusamente e non ho dormito bene. Durante la è notte a piovuto, ma la moto parte senza problemi. Vorrei farmi una doccia ma nei bagni c'è solo acqua fredda per cui mi do una lavata sommaria e via. Faccio colazione al bar/ristorante del camping, con caffè, uova, pancetta, pane tostato e due fettine di pomodoro, anemico e scondito che non si capisce cosa centrino. Faccio due chiacchiere con la tipa del ristorantino e gli spiego che in nomi delle pizze che ha nel menù sono sbagliati, Vesuvo invece di Vesuvio, Capricosa invece di Capricciosa… va beh che a ben vedere sono sbagliate pure le pizze… con l'ananas!? Mi metto in strada, piove e la temperatura è scesa sensibilmente, mi devo fermare a mettermi pantaloni antipioggia e maglione. Mi sorpassano due italiani con una BMW GS targata Forlì, ci salutiamo. Verso mezzogiorno arrivo alla Porten till' Nord Norge, (La porta della Norvegia del Nord), si tratta di un semplice arco a cavalo della strada (E6), fatto in modo da ricordare una aurora boreale e sotto scritto Nord Norge. A lato c'è un parcheggio con un cento turistico, ufficio informazioni e qualche cartina, ed un bar con negozio di souvenir. Mancano ancora più di 1000 km a Nordkapp, ma passare la Porta del Nord, della quale fra l'altro fino a questo momento non conoscevo nemmeno l'esistenza, mi da l'impressione di aver già raggiunto un traguardo e mi rinfranca lo spirito.
Così mi fermo al centro turistico, dove incontro la coppia, di Forlì con il BMW GS, che mi aveva passato qualche chilometro prima, ed anche altri italiani, un'altra coppia in sella ad una BMW tourer, ed uno di Vicenza in sella ad una naked jap, ed ancora altri due italiani in camper, carichi di due canoe con le quali contano di sfidare le rapide dei fiumi del Grande Nord. Questa piccola “Legione Italiana” si ferma a fare quattro chiacchiere alla Porta del Nord a circa 3000 km da casa. Poi ci si saluta e loro partono mentre io mi trattengo ancora un po' per rinfrancarmi con un caffè caldo e curiosare tra i souvenir.
Riparto sotto continui scrosci di pioggia fino a metà pomeriggio quando ricomincia a brillare un po' di sole. Passo Mo-i-Rana, qualche chilometro dopo provo a fermarmi in un camping molto piccolo ed isolato, vado alla recepiton e chiedo se c'è posto, mi dicono di si, ma non sono attrezzati per i pagamenti con carte di credito e non posso pagare in Euro perché non sanno qual'è il cambio con la Corona Norvegese, “ma dove cazzo vivono ?!” mi chiedo. L'impressione è che da queste parti chi ha un pezzo di terreno mette su campeggio che il più delle volte è niente di più che un agglomerato di circa 10-20 bungalow, sevizi igienici e la casa del padrone che fa anche da reception. Vado avanti fino a meno di 20 Chilometri dal Polarsirkelen, (Circolo Polare Artico), incontro un altro camping a lato della strada, esattamente di fronte c'è un bar/ristorante con albergo, chiedo per una camera ma vogliono 57 Euro, per cui ripiego sul camping di fronte, 32 Euro per un bungalow. Ceno al ristornate, finalmente dopo 2 giorni una birra ed un tipico piatto norvegese, delle polpette di carne di Alce con salsa, patate lesse e… marmellata ?! da queste parti sulla carne selvatica ci mettono la marmellata come noi mettiamo il limone o l'arancia, sembra una cosa strana ma non è male.
Mentre mi bevo il caffè, noto che c'è una coppia di italiani, di Bolzano e scambio qualche parola con loro. Torno al mio bungalow e mentre mi fumo il tradizionale sigaro faccio conoscenza con una coppia di tedeschi. Scopro che vengono da nord e stanno ritornando verso casa, nei giorni scorsi hanno visitato le isole Lofoten, mi dicono hanno preso un casino di pioggia, e si informano come è stato il tempo verso sud. Sono lì con una jap sport tourer, ma il marito mi confida che a casa ha anche una Moto Guzzi 1100 Sport, che usa per i brevi tragitti “da piega”, mentre la jap la usa per il turismo.
Mi fa i complimenti per il California, nel frattempo il sigaro è finito quindi ci salutiamo e si va a letto.

Venerdi 08/08/03
V tappa Polarsirkelen (N) – Narvik (N) Km 438
Km totali 3.923

Mi sveglio verso le 9:00, mi faccio un doccia e poi carico la moto.
Mi metto ad armeggiare con la macchina fotografica per farmi una foto con l'autoscatto che prenda me la moto sullo sfondo del fiumiciattolo che scorre vicino al campeggio, un turista in mountain-bike si offre gentilmente di farmi lui la foto, scatto, lo ringrazio, lo saluto e via. Partendo saluto i tedeschi della sera prima.
Appena fuori dal camping vado al bar/ristornate di fronte per un'abbondate colazione a base di caffè, succo d'arancia, affettati misti, uovo sodo, pane burro marmellata, e una specie di patè di pesce. Saluto la ragazza del ristornate e mi metto in viaggio, ma mi fermo dopo meno di 20 chilometri, sono arrivato al Polarsirkelen, (Circolo Polare Artico). Qui c'è un grande parcheggio, un centro turistico, con bar e negozio di souvenir e alcuni monumenti.
Un ceppo di marmo recante la scritta “POLARSIRKELEN 1990” sormontato da un globo di metallo è posto all'ingresso del centro turistico, poi c'è anche un altro strano monumento in legno con i simboli di varie regioni della Norvegia e anch'esso sormontato da un Globo di metallo, ad un lato del parcheggio si trova anche un monumento militare ai militari russi caduti in questi luoghi combattendo contro i tedeschi nella II Guerra Mondiale. Ma la cosa che mi ha più colpito sono le pile di sassi erette presumibilmente dai turisti che arrivano fino a qui, non so cosa significhino ma sono una cosa tipica di questo posto e sono numerosissime. Mi trattengo ancora un po' per curiosare tra i souvenir come sempre carissimi, quindi compero solo i soliti adesivi, testimonianza dei luoghi “conquistati”. Riparto sempre in direzione Nord, presto comincia a piovere forte, metto i pantaloni antipioggia, e riprendo, piove a tratti ma la temperatura è scesa molto e devo mettere anche l'imbottitura della giacca di gore-tex, rimpiango di non essermi portato dei guanti invernali e soprattutto impermeabili, i guati di pelle sono freddi e si inzuppano di pioggia costringendomi a mettere degli scomodi copri-guanti. Nel tardo pomeriggio arrivo a un punto in cui la strada E6, prosegue su traghetto per poco più di 4 chilometri di mare tra i villaggi di Bognes e Skarberget.
Traghetto e riprendo la strada, passo Narvik e qualche km dopo decido di fermarmi per passare la notte, c'è luce, perché a queste latitudini, d'estate, il sole non tramonta mai, ma il cielo è plumbeo, fa freddo e ci sono frequenti scrosci di pioggia. In mezzo a delle brulle montagne trovo un camping per passare la notte, vogliono 35 Euro per una notte in bungalow, ma mi fa 30 perché non ha il resto da darmi, “very cheaper” mi dice il gestore del camping “insomma…” penso io. Una volta sistemati i bagagli nel bungalow vado a cena in un ristorante a circa 1 chilometro da lì. Prendo un a specie di stufato di renna con varie verdure bollite e patate lesse che fanno la parte del pane, anche qui mi portano la marmellata, una birra e un caffè.
Dopo cena faccio due chiacchiere con la signora del ristorante, gli chiedo se un tempo cosi brutto sia normale da queste parti anche in estate, mi dice di no, che oggi è particolarmente brutto gli dico che giornate del genere in Italia le trovi quasi solo nella brutta stagione, cosi lei mi racconta di quanto invece sia rigido l'inverno da quelle parti, con un metro di neve e, praticamente sempre, ghiaccio sulle strade, in una notte lunga mesi e di come lei si riservi le ferie per l'inverno e le vada a passare nei paesi del sud Europa, come l'Italia, la Spagna, o la Grecia. Torno al Camping e mi fumo il solito sigaro mentre osservo le montagne avvolte dalle nebbie. Prima di addormentarmi ricevo una chiamata da casa, e guardo sull'atlante stradale il percorso che ancora mi separa da Nordkapp, il gestore del camping mi ha detto che sono approssimativamente 600 km, forse potrei farcela in una sola tirata, ma è veramente tanto su queste strade.
Oggi ho fatto la tappa più breve da quando sono partito, complice la fermata di oltre un'ora al Polarsikelen, il Tratto di mare da attraversare con tanto di attesa del traghetto, il maltempo e la strada E6 che si fa sempre più stretta e tortuosa. Incomincio ad averne piena scatole e decido che domani ci voglia quel che ci voglia arriverò a Capo Nord, manca ancora un bel pezzo è vero ma c'è luce tutta la notte, non dovrò viaggiare col buio e penso di potercela fare.

Sabato 09/08/03
VI tappa Narvik (N) – Honningsvag (N) km 683
Km totali 4.606
Mi sveglio verso le 9.30, non piove ma deve aver piovuto molto durate la notte, fa freddo ed il cielo ancora plumbeo non promette niente di buono. Il California è rimasto allo scoperto ed è completamente bagnato, carico i bagagli e provo ad accenderla, a causa del freddo e della pioggia di questa notte la batteria deve essere andata un po' giù perché fatico a metterla in moto, ma poi per fortuna parte.
La reception del camping non fornisce il servizio di bar/ristorante e per di più è chiusa per cui parto senza fare colazione, potrei fermarmi al locale in cui o cenato ieri sera ma preferisco evitare di spegnere la moto, intanto che è partita meglio andare così la batteria si ricarica. Tanto per mettere qualcosa nello stomaco, nel pomeriggio ad una sosta per il rifornimento mi farò un hot-dog, che non manca mai nei bar delle stazioni di servizio scandinave. Fino verso metà pomeriggio sarò investito da continui scrosci di pioggia, più tardi smette di piovere e per poco brilla un timido sole, tanto da permettere la formazione di uno dei più bei arcobaleni che abbia mai visto, che riesco a fotografare in modo abbastanza nitido. Da queste parti ormai sono molto numerosi i mercatini lapponi, semplici file di tende e baracche al lato della strada che vendono corna e pelli di renna e manufatti artigianali in legno. Mi fermo ad uno di questi anche per fare una sosta e rispondere agli sms di alcuni amici, do un occhiata ai souvenir ci sono una quantità enorme di pelli di renna su dei banchetti e a terra e sono disposte moltissime corna, le corna non saprei dove metterle ma un pelle di media grandezza me la posso permettere. La acquisto da un tipo dai lineamenti fortemente lapponi, (sembra quasi un indiano d'America), e che non parla inglese, (mentre gli scandinavi con cui ho avuto a che fare lo parlavano quasi tutti), mi chiede l'equivalente in Corone Norvegesi di 20 Euro, per una pelle di renna bellissima e di media grandezza, (non è molto se si pensa che lo scorso gennaio al Bike Expo di Padova per una normalissima pelle di montone che copre appena la sella del mio California, mi hanno chiesto 25 Euro). Continuo percorrere la E6, supero Alta, una delle ultime città degne di questo nome, (è anche sede di un aeroporto).
Dopo Alta le lande che attraverso diventano sempre più selvagge, strada dritta fino all'orizzonte, niente per chilometri, niente alberi, solo muschi e vegetazione bassa, in lontananza brulle montagne. Passo perfino dei tratti in cui la E6 diventa uno sterrato, non so se non è stata mai asfaltata o se l'asfalto è stato raschiato per evitare che col gelo invernale si spaccasse diventando peggio dello sterrato, fatto sta che percorrere questi tratti con il California non è uno scherzo, temo di cadere o forare, per cui vado piano, ma per fortuna va tutto bene. E' ormai sera quando raggiungo il paesino di Olderfjord dove la E6 devia verso sud e da dove parte la E69 che porta dritto a Nordkapp. Così abbandono la strada E6 dopo 5 giorni di viaggio ed oltre 2.500 chilometri percorsi. E' più tardi di quanto credo, infatti mi sono dimenticato di considerare il cambio di fuso orario rispetto all'Italia, circa un ora più avanti, comunque come ho gia detto qui c'è luce tutta la notte e decido di proseguire fino a Nordkapp. Da qui alla mia meta sono poco più di 100 km, ma tra i più duri di tutto il viaggio, ma ormai la meta è vicina, la sento e voglio arrivare. La E69 scorre in paesaggi veramente selvaggi e affascinati, alla mia sinistra una pianura brulla, senza alberi si estende fino a delle altrettanto brulle montagne, il nulla interrotto solo qua e la da casette solitarie dipinte incolori vivaci che fanno da contrasto al grigiore del paesaggio, alla mia destra il mare grigio da quale spira un vento fortissimo e freddo, il tutto sotto un cielo grigio come il mare. Incredulo incontro le prime renne che mi attraversano tranquillamente la strada, è da quando o messo piede sul suolo Svedese che ho cominciato a vedere i cartelli di pericolo con la sagoma della renna o dell'alce, (questi cartelli sono uno dei ricordi tipici di un viaggio in Scadinavia, infatti sono spesso riprodotti sui souvenir, magliette, adesivi, tazze, bicchieri), ne ho incontrati per tutta la strada attraverso tutta la Norvegia ma fino a questo momento mi avevano attraversato la strada solo delle pecore. Mi fermo e spengo la moto per non spaventarle poi prendo la macchina fotografica ma le rene sempre con grande calma si allontanano e non riesco fotografarle molto da vicino. Incontro il cartello “Nordkapp Kommune” sotto al quale faccio una foto alla mia moto, con il mare grigio sulla destra e le rocce sulla sinistra. IL freddo è veramente tanto, il vento forte mi provoca un fastidioso mal di testa che insieme alla stanchezza di oltre 650 km percorsi su queste strade mi butta veramente a terra, così quando arrivo al villaggio di Honningsvag che dista pochi chilometri da Nordkapp decido di fermarmi per passare la notte.
Rispetto allo splendore selvaggio dei questi posti Honningsvag è abbastanza squallido, c'è un porto al quale in questo momento è ormeggiata una grande nave da crociera, la zona porto è un brutto accumulo di cemento, anche l'albergo dove mi fermo è una specie di casermone di cemento, danno un tocco di vivacità al paese le tipiche casette di legno dipinte in colori vivaci. Non mi va per niente di fermarmi qui, preferirei arrivare fino a Nordkapp, e cercare li una sistemazione in camping, ma mi dico che se poi non ci fosse niente sono troppo stanco anche solo per farmi altri 30 km per tornare a Honningsvag. L'albergo è carissimo, alla fine tra pernottamento, cena e colazione pagherò 90 Euro, non c'è un posto chiuso dove parcheggiare la moto, il tipo della reception vuole farmela mettere in una specie di hangar per barche o qualcosa del genere, ma è impossibile accedervi con la moto e troppo alto e dovrei percorrere un ripidissima rampa di legno, per cui parcheggio la moto davanti all'albergo.
Come se non bastasse l'albergo è affollato da alcune famiglie con una torma di ragazzini che corrono avanti e indietro, spero non mi tocchino la moto. E' Tardi saranno ormai le 22 e l'hotel non offre un servizio ristorante a quest'ora, mi tipo della reception, poi forse ha pietà di me e mi dice “… mmmh… you like fhis?”, rispondo “Yes i like” anche perché l'alternativa è saltare la cena o cercare un locale in giro per Honningsvag, cosa di cui non ho per niente voglia, stanco come sono. Così il tipo, sempre lui.. (ma non c'è ne cuoco ne niente in sto albergo?), mi prepara un piatto di pesce con varie verdure lessate, ma sono a pezzi e poi non è un granchè, per cui lo tocco appena e vado a letto. Questa sera sono veramente abbattuto, mi sono fatto un culo terribile, sono a pezzi, non ho raggiunto la meta e per di più o dovuto fermarmi in questo cazzo di albergo carissimo con la moto parcheggiata praticamente per strada, vado a letto senza fumarmi il tradizionale sigaro e mi sfogo un po' con mia madre che mi ha telefonato per sentire con va.




Domenica 10/08/03
VII tappa Honningsvag (N) – NORKAPP 71° 10' 21'' (NORGE) – Inari (FIN) km 365

Km totali 4971
La mattina tutta la situazione mi sembra meno brutta rispetto alla sera prima. Sono riposato, la moto è a posto e parte subito, la giornata è grigia ma non c'è il vento terribile di ieri e fa meno freddo, la meta del mio viaggio è lì a 30 chilometri. Faccio un abbondante colazione, pago e mi rimetto in viaggio. Mentre indosso giacca, casco e guanti con la moto accesa per scaldarsi un po', attiro l'attenzione di un gruppetto di bambini che mi girano intorno incuriositi, li saluto e me ne vado. Alla stazione di servizio di Honningsvag, incontro un gruppetto di motociclisti italiani, facciamo due chiacchiere, poi ci salutiamo, loro anno già visitato Nordkapp e stanno andando verso sud, io invece mi dirigo a nord.
Circa due chilometri, dopo Honningsvag vedo il Nordkapp Camping, avessi saputo che c'era un camping a solo 2 chilometri mi ci sarei potuto fermare la notte scorsa, certo sarebbe stato più conveniente.
Percorro i pochi chilometri che mi separano dalla mia meta, il paesaggio è sempre selvaggio e affascinante, pianura ricoperta da muschi e licheni vegetazione bassa, in cima a queste scogliere a strapiombo sul mare. La giornata è grigia ma mi dico che va bene così questi cieli grigi sono tipici del Grande Nord. Finalmente a mezzogiorno arrivo a Nordkapp, la mia tanto agognata meta, dopo 4.640 chilometri. Mi fermo a fare una foto al mio California sotto al cartello Nordkapp, poi dirigo verso il casello che segna l'ingresso al centro turistico di Capo Nord, mi fermo e il tipo nel casello mi dice “Welcome to Nordkapp!”, “Thank you” rispondo io. “Welcome” dice, ma c'è da pagare 25 euro, che danno diritto all'ingresso al centro turistico. Pago e poi parcheggio la moto e mi dirigo a piedi verso il monumento detto “Il Globo”, si tratto di un monumento d'acciaio raffigurante un globo terrestre stilizzato che ormai è diventato il simbolo di Capo Nord, ho sentito che anni fa era possibile arrivare con la propria moto fin sotto al Globo, ma adesso è proibito per cui vado a piedi. Il piccolo piazzale dove è ubicato Il Globo è la punta della maestosa scogliera a strapiombo sul mare che segna il punto più a nord del continente europeo. Mi sento in cima al mondo, di certo sono in cima alla nostra Europa, davanti a me c'è solo il mare grigio e gelido che all'orizzonte si congiunge, con un'altrettanto grigio cielo, gabbiani svolazzano avanti e indietro, il vento fresco proveniente dal mare mi investe, così resto per un po' assorto nei miei pensieri, ammirando questo spettacolo della natura. Prima di andarmene mi gusto l'ultimo sigaro della scatola che, un sigaro per sera, mi ha accompagnato fin da casa, (non senza qualche difficoltà nell'accensione dato il vento), e mi faccio scattare un paio di foto ricordo sotto al Globo. Poco distante dal Globo c'è il monumento Figlio della Terra, composto di alcuni grandi medaglioni di pietra che portano inciso le copie di disegni fatti da sette bambini provenienti da diversi paesi del mondo, e completato da una scultura detta Madre e Figlio creata dall'artista Eva Rybakken. Il Monumento vuole simboleggiare la collaborazione, l'amicizia, la speranza e la gioia al di là dei confini nazionali. Poi entro nel centro turistico davanti all'ingresso del quale si trova il Stele di Re Oskar, una stele commemorativa deposta da Re Oskar di Norvegia/Svezia nel 1873. Il centro ospita una Museo che si snoda lungo un corridoio/tunnel, nel quale si posso vedere alcune ricostruzioni tridimensionali sulla storia di Capo Nord, una sala dedicata alla memoria di Re Chulaongkom del Siam, (oggi Tailandia), in ricordo della sua visita a Capo Nord nel 1907 ed anche una cappella ecumenica, la St. Johannes Kapell, inaugurata nel 1990 e consacrata per ogni confessione. Alla St. Johannes Kapell mi fermo per qualche minuto di riflessione, ringrazio Dio di avermi fatto arrivare sano e salvo fino a qui e se possibile di guidarmi con eguale fortuna fino a casa. Alla fine del tunnel c'è un bar che però in questo momento è chiuso, ma si può comunque ammirare ancora una volta il mare da una terrazza scavata nella roccia della scogliera. Tornando indietro mi fermo alla sala proiezioni dove su di uno schermo a 180° viene proiettato un documentario, su Capo Nord.
Mentre attendo l'inizio delle proiezioni mi arriva un SMS da un amico che a deciso di passare le vacanze di agosto in Sicilia partecipando a due famosi raduni da quelle parti, mi chiede come va e mi dice di aver rotto il filo della frizione, gli rispondo che io sono ok e gli dico di aver fede che comunque non dovrebbe essere difficile cavarsela da un piccolo contrattempo come quello che ha avuto. Ci stiamo sentendo mentre siamo ad oltre 5000 chilometri di distanza, ai due estremi punti a Nord ed a Sud dell'Europa, io sono alla parte culminante del mio viaggio. Mi trattengo ancora un po' al centro turistico per l'acquisto di alcuni souvenir e per scrivere qualche cartolina ad amici e parenti, i prezzi sono terribili in linea con tutta la Norvegia. Verso le 15:00 lascio Nordkapp, riaccendo la moto e per la prima volta dopo otto giorni e oltre 4.000 chilometri punto le forcelle del mio California verso Sud. La giornata continua ad essere grigia e ventosa, incontro ancora molti gruppetti di renne, fino a che non lascio l'isolotto di Capo Nord per tornare sul “continente”.
Percorro verso Sud tutta la E69, poi nei pressi di Olderfjord riprendo la E6, mi dirigo verso il confine con la Finlandia, nei pressi di Karasjok abbandono ancora la E6 per la statale 92, in direzione del confine Finlandese.
Passo il confine finlandese verso le 19:00, qui mi fermo per farmi una foto, o meglio farla alla moto sotto al cartello “Suomi – Suopma – Finland”. In quel momento sta passando una monovolume con a bordo una famiglia Lituana, padre madre e tre figli, si fermano e si offrono di farmi loro la foto, poi parliamo un po' del mio viaggio e del loro, sono anch'essi diretti a Nordkapp. Penso che siano abbastanza benestanti non so qual è il tenore di vita nelle repubbliche baltiche, ma come gran parte dell'Est Europa, sono uscite da pochi anni dal giogo sovietico per cui penso che non sia elevato e che non tutti possano permettersi una vacanza nella costosa Norvegia. Mi chiedono dell'Italia, del mio viaggio, quale itinerario ho percorso, quanti chilometri ho fatto, sono molto affabili e simpatici, la mia impressione che abbiano molta voglia di dimostrare che nell'Europa libera, civile e moderna ci sono anche loro. Prima di salutarci facciamo ancora una foto, tutti attorno alla mia moto, sotto al cartello che segna l'inizio del territorio Finlandese. La strada in Finlandia e ancora stretta ma non come certi tratti di E6 che ho percorso nei giorni scorsi, ed in più è composta da lunghi rettilinei, che invitano ad accelerare, bisogna comunque fare molta attenzione, perché ci sono frequenti saliscendi e dossi e gli incontri con le rene tornano ad essere frequenti qui nelle Lappland, una mi è sbucata fuori quasi dal nulla in un tratto di strada particolarmente sgombro e largo, mentre andavo a 130 km/h.
Percorro la statale 92 per poco più di 60 chilometri, poi passo sulla E75. Nei pressi di Inari mi fermo in quello che è una via di mezzo tra un camping e un albergo, poco più di uno spiazzo tra la strada ed un fiumiciattolo, senza sbarra ne cancelli che lo dividano dalla strada, (cosa che ho notato in diversi camping a queste latitudini), si può sostare anche con tende e camper, ma non ce ne sono, al posto delle classiche cabine c'è una casa in legno, presumo prefabbricata, bassa, ad un solo piano, all'interno della quale lungo entrambi i lati del corridoio centrale si aprono tante stanzette, piccole ma accoglienti.
Al bar ristorante del camping, (che fa anche da reception), mi accorgo che c'è anche una coppia di italiani, sulla cinquantina, ci aggreghiamo per la cena. Il tipo dietro al bancone non capisce un parola di inglese continua solo a ripetere “ochei, tenchiù”, ma ci intendiamo, prendo un piato di carne di renna tritata con purè e delle piccole bacche, più un paio di birre. Coi due italiani mi trattengo a chiacchierare ma il locale chiude presto, verso le 9:30, per cui me ne vado presto in camera a scrivere questo diario di viaggio.

Lunedì 11/08/03
VIII tappa Inari (FIN) – Rovaniemi (FIN) km 475
Km totali 5.446

Mi alzo verso le 10:00 ben riposato, faccio colazione al bar del camping, con un panino con affettato e fette di pomodoro, caffè e succo d'arancia, un po' scarsa rispetto a certe colazioni norvegesi.
Mi faccio fare una foto davanti alla costruzione in cui ho passato la notte, che da quanto ho capito dovrebbe avere la forma delle tipiche case Sami, (i Sami sono l'etnia che abita le Lappland), poi riprendo la strada. La E75, scorre in mezzo alle selvagge lappland, il paesaggio è fatto di tundra, boschi e laghetti. La strada è sempre relativamente veloce, rispetto a quella che ho fatto in Norvegia, è stretta e ci sono, continui saliscendi, però per molti tratti è dritta fino all'orizzonte ciò ti invoglia a “tirare”, specie dopo diversi giorni in cui non ho praticamente mai passato i 90 km/h, però c'è da fare attenzione, perchè le renne sono molto frequenti ed i cartelli di pericolo non sono numerosi come in Svezia e Norvegia.
In un certo tratto veloce, in cui la strada si allargava a 4 corsie, (lavoro presumibilmente appena fatto in quanto non c'erano ancora le strisce per terra), mi trovo due renne che attraversano la strada come niente fosse. La cosa buona è che qui riesco ad avvicinare molto di più le renne per fotografarle. Incontro diversi negozi di souvenir lungo la strada, vendono principalmente artigianato locale in legno, ne trovo uno che vende dei tipici coltelli Sami, ma il prezzo è alto e ne lo compero me ne pentirò più tardi. Verso le 18 arrivo a Rovaniemi, mi fermo nei pressi del Circolo Polare Artico, c'è un grande centro turistico, con bar ristoranti, negozi di souvenir, e la casa di Babbo Natale, una fregatura commerciale arraffa soldi, dentro c'è un tipo vestito da Babbo Natale, e un fotografo che se vuoi ti fa la foto con lui, poi la foto te la vendono a prezzi esorbitanti, come tutti i souvenir lì dentro, io mando solo due cartoline, che arriveranno a Natale. Fuori, nel piazzale, c'è disegnata una striscia per terra, sarebbe dove passa il Circolo Polare Artico che qui si chiama Napapijiri, lungo la striscia, c'è scritto Circolo Polare Artico in varie lingue, faccio un paio di foto qui e poi me ne vado. Il passaggio del Circolo Polare qui in Finlandia mi ha un po' deluso, troppo commerciale, e troppo per bambini con tutta quella pagliacciata di Babbo Natale, mi è piaciuto di più in Norvegia, più austero.
Poco fuori Rovaniemi, mi fermo ad una stazione di servizio per fare benzina e qui sono parcheggiati i primi due chopper in stile scandinavo che vedo in tutto il viaggio. Si tratta di due Harley Davidson, una Panhead, con telaio rigido e forcella lunga e inclinata, ma non esageratamente, cambio a mano, frizione a pedale, un tipico chopper scandinavo, l'altra è un Kunkclehead, con forcella springer e linee decisamente più classiche. Sono entrambe dipinte in un semplice nero e molto essenziali, belle da vedere ma non danno un gran senso di affidabilità, il Panhead, poi sotto ha un'enorme macchia d'olio, sembra perderne a litri e pure i bagagli legati dietro la sella in dei sacchi di plastica sono ricoperti da una poltiglia oleosa.
I padroni in giro non si vedono, per cui fotografo le due H-D e me ne vado. Qualche chilometro più avanti mi fermo in un camping per la notte, niente bungalow, stasera dopo 6 giorni monto la tenda, visto che la temperatura è un po' salita e non piove, poi ceno al ristorante del camping con una specie di spezzatino, birra, caffè ed un paio di bicchieri di vodka finlandese, poi a dormire.

Martedì 12/08/03

IX tappa Rovaniemi (FIN) – Ornskoldsvik (S) km 611


Km totali 6.057

Mi sveglio presto, indugio ancora un po' nel sacco a pelo e poi mi alzo. I bagni di questo camping sono eccezionali, addirittura spogliatoi con moquette e sauna, io mi accontento di una doccia, poi scrivo il diario di viaggio, smonto tutto, carico la moto e vado a far colazione al ristorante del camping. Si sono fatte le 11 del mattino e servono il pranzo più che la colazione, una specie di buffet freddo, varie insalate, tonno peperoni cipolline, succo di frutta e caffè e sono a posto. Mentre scaldo la moto arriva un pullman di anziani turisti, che si mettono a girare incuriositi attorno alla California, uno legge a fatica: “M… Mo…to Gu…zzi” e poi mi fa “Japan?”, ma no cazzo! È Italiana. E' già la seconda persona in tutto il viaggio che mi chiede se la Moto Guzzi è giapponese, l'altro è stato in Danimarca.
Nel frattempo è arrivato anche un tipo del posto in sella ad una BMW, mi chiede se sto andando nelle Lappland, io gli dico che vengo dalle Lappland parliamo un po' del mio viaggio, poi ci salutiamo dicendoci “good luck”. Sto per partire quando scorgo nel parcheggio le due Harley che avevo visto la sera prima, mi avvicino e le guardo, ci sono anche i padroni, una coppia di Helsinki, a quanto capisco, hanno pranzato anche loro nel ristornate, li avevo notati per i giubbotti in pelle ed i maglioni grezzi. Il Panhead perde ancora un casino di olio, e lui sta armeggiando con degli attrezzi, non c'è molto che io possa o sappia fare, ma non mi sembra bello far finta di niente, per cui gli chiedo: “Need help?” e lui attacca a parlare in finlandese che non capisco un cazzo, capsico solo “Oil, Oil” e mi mostra un tubo tagliato, che aveva problemi di perdite d'olio l'avevo capito, più o meno capisco che è tutto ok e che sta cambiando il tubo, mi fa intendere che quella moto ha un piccolo problema, (piccolo?) ma il Knuklehead della compagna è veramente ok, ho i miei dubbi... volevo vederli a fare il viaggio che ho fatto io con quei mezzi… comunque visto che non ha bisogno gli auguro good luck e mi metto in viaggio.
Proseguo sulla E75 fino a Tornio, ultima città Finlandese prima del confine con la Svezia, poi passo in Svezia e prendo la E4.
Il paesaggio è molto più normale, non ci sono più i paesaggi selvaggi del nord della Norvegia e delle Lappland. Anche la strada diventa monotona, anche se più veloce, quasi un autostrada, quando un senso di marcia è ad una corsia l'alto è a due e avanti alternati così, in questo modo riesci a superare e non sei limitato dai veicoli lenti, certo ci sono i limiti di velocità, ho sentito che la polizia è particolarmente severa da queste parti, io non ho mai tirato molto, ma non mi sono mai preoccupato di rispettare i limiti andavo a quanto mi sentivo, e fortunatamente di multe non ho prese. Nel pomeriggio incomincia a piovere, e la pioggia a tratti mi accompagnerà fino a sera. Nei pressi di Umea incontro un incidente, e mi fermo per prestare aiuto, due moto sono ferme una terza è uscita di strada.
Si tratta un gruppo di tedeschi insella a delle BMW, quella uscita di strada è un modello sportivo le altre sono due enduro.
Il tipo che ha avuto l'incidente è ancora sdraiato nell'erba a lato delle strada l'ambulanza è appena arrivata, chiedo ai suoi amici come sta e mi dicono che è cosciente e che non dovrebbe avere niente di più che una frattura ala spalla, meglio così a vederlo sdraiato nell'erba avevo pensato al peggio. La moto invece e messa male a parte i danni alla carrozzeria, ha piegato il manubrio e entrambi gli steli della forcella e spaccato al piastra superiore,la cosa che rode ancora di più è che la un moto è praticamente nuova. Aiuto i due tedeschi a spingerla su dalla riva e riportarla sulla strada e mi fermo fino all'arrivo del carro attrezzi, gli chiedo come è successo e dicono che loro stavano dietro e ad un certo punto hanno visto l'altra moto uscire di strada, probabilmente un colpo di sonno. Passa un' auto della polizia, si fermano fanno qualche domanda e se ne vanno, poi dopo quasi un ora arriva il carro attrezzi, li aiuto a issare la moto sul carro e poi mi rimetto in viaggio. Mi salutano dicendo che mi saranno sempre riconoscenti e che si ricorderanno che è stato un biker italiano ad aiutarli, queste sono cose importanti per me.
Proseguo per ancora poco più di 100 chilometri poi comincia a farsi sera, sono ormai ad oltre 600 chilometri dal Circolo Polare Artico e ricomincia a notarsi il calare della sera. Mi fermo in un Camping nei pressi di Ornskoldvik, siccome o preso acqua per tutto il giorno e ancora piove decido di prendere un bungalow, per dormire all'asciutto e vedere di asciugare i pantaloni in pelle ed i guanti ormai zuppi.
Alla recepiton del camping mi indicano un ristorante poco distante, lo trovo ma è chiuso per cui faccio provviste in un supermercato e ceno freddo al bungalow, pane, formaggio, affettati e pesce in scatola, poi per digerire mi fumo un sigaro acquistato ad una stazione di servizio lungo la strada. Dopo giorni di strade divertenti e paesaggi selvaggi e bellissimi, la normalità della Svezia mi annoia proprio, per di più il cielo è sempre grigio e piove quasi tutto il giorno, questi fattori insieme incominciano a farmi pesare il viaggio, comincio ad avere un po' di nostalgia di casa e a sentirmi un po' solo. Calcolo che se mi mettessi a viaggiare spedito fermandomi solo per dormire potrei essere a casa entro 4 o 5 giorni, Però vorrei partecipare al Malarene Runt, un moto-giro organizzato dal biker-magazine MCM che si tiene attorno al lago Malaren nei pressi di Stoccolma questo sabato. A Stoccolma ci arriverò domani probabilmente, devo decidere se trattenermi lì fino a sabato per visitare la città e partecipare al Malaren Runt o fare tappa una notte e proseguire verso l'Italia. Alla fine decido di mettermi a dormire e di decidere l'indomani a mente fresca.

Mercoledì 13/08/03
X tappa Ornskoldsvik (S) – Stockholm (S) km 558
Km totali 6.615

Parto abbastanza tardi, verso le 11.30 –12, tanto non ho fretta, a Stoccolma ci arrivo tranquillamente per sera, mantengo un andatura tranquilla, non più di 120 km/h anche se potrei andare un po' più forte.
Così come ieri le strade ed i paesaggi “normali” della Svezia e il cielo grigio e la pioggia mi avviliscono non poco. Piove a tratti a volte anche scrosci molto forti, sono costretto a mettermi i pantaloni della tuta antipioggia e gli scomodissimi copri-guanti impermeabili.
I guanti ed i pantaloni in pelle comunque sono ancora umidi da ieri.
Sono un po' sfiduciato e comincio a pensare di fare solo tappa per la notte a Stoccolma e domani proseguire verso Sud. Continuo a viaggiare sulla E4, passo Sundsvall e verso le 18:00 arrivo a Uppsala, smette di piovere e il cielo comincia a schiarirsi, la cosa mi mette un po' più di buon umore. Per le 19:00, sono a Stoccolma, imbocco la tangenziale non sapendo bene dove uscire per trovare un albergo per quanto possibile a buon mercato, o un campeggio. Sto pensando di passare Stoccolma e cercare una sistemazione per la notte in qualche paesino appena fuori città, ma poco prima di lasciare la tangenziale vedo il segnale di un camping nei pressi di un uscita. I camping nelle grandi città non mi convincono, memore di un bruttissimo e sporco campeggio ad Amsterdam in cui sono stato l'anno scorso, per di più dopo che a Malmo i hanno aperto le borse della moto e derubato, diffido delle grandi città. Nonostante tutto decido di tentare anche perché si sta facendo tardi.
Arrivo al camping alle otto di sera passate e vedo di aver deciso bene, il camping è bello, pulito e ordinato, c'è un bel ristorantino dove decido di cenare, la signora dietro al bancone mi si rivolge in un perfetto italiano, alla mia reazione stupita mi dice di aver studiato la nostra lingua e di andare in vacanza ogni anno in Italia.
Ordino delle polpette di alce con salsa, patate lesse e la solita marmellata, mi bevo anche una birra e poi una tazza di caffè e un bicchierino di vodka finlandese peccato che non ho sigari.
Tornando in tenda vedo che sono arrivati dei ragazzi italiani, di Modena precisamente, gli consiglio il ristorante del camping dove ho cenato, e mi aggrego a loro per bermi ancora qualche birra.
Mi racontano che sono lì perché vogliono prendere una certa nave nota come Love Boat che fa rotta da Stoccolma ad Helsinki, pare sia piena di ragazzi e ragazze una specie di discoteca galleggiante sulla quale succede di tutto, mi propongono di aggregarmi a loro ma io declino, non sono tanto portato a queste cose mondane e poi ho la mia tabella di marcia da rispettare. Chiacchierando e bevendo birra le ore scorrono piacevoli e veloci e si fa l'ora di chiusura del locale.
La giornata era cominciata abbastanza male, ma è finita bene direi, torno in tenda allegro e un po' sbronzo deciso a trattenermi a Stoccolma fino a sabato per vistare la città e partecipare al Malaren Runt.

Giovedì 14/08/03
XI tappa Visita di Stoccolma (S) Km 0
Km totali 6.615

Oggi moto ferma e vista della città, è il primo giorno da quando sono partito da Pavia 11 giorni fa che non faccio nemmeno un km in moto.
Mi sveglio verso le 7:00, abbastanza presto, nonostante ieri sera avessi fatto un po' di baldoria, ma il sole batte sulla tenda ed è impossibile rimanerci più a lungo, d'altra parte lo piazzata in una zona senza alberi apposta per evitare che in caso di pioggia l'umidità ristagnasse troppo. Comunque non risento molto della mezza sbornia di ieri sera.
Mi dirigo per la colazione al ristorante del camping, che però è chiuso, cosi mi accontento di un caffè gentilmente offertomi dal tipo che sta alla cassa del minimarket adiacente.
Il campeggio è vicino alla stazione della metropolitana, una bella comodità, così inizio la mia vista della città. Mi reco prima all'ufficio di cambio per procurarmi un po' di valuta locale, nei paesi scandinavi praticamente tutti gli esercizi commerciali accettano i pagamenti in Euro, ma gli arrotondamenti non sono per niente convenienti. Prima visito il Palazzo Reale, che non mi pare niente di eccezionale, in Italia ci sono un casino di palazzi storici che gli danno dei punti pur senza essere residenze di Re. Nel piazzale interno del Palazzo Reale assisto anche cambio della guarda con tanto di banda a cavallo, questo mi piace di più, sono un appassionato di uniformi è cose militari in genere. Poi gironzolo un po' per il centro, principalmente il Gamla Stan, la città vecchia, aiutandomi non poco con la piantina della città che davano in omaggio in omaggio al campeggio. Lungo le vie del centro c'è molta vita, almeno per me che sono abituato a paesini più o meno sperduti e lande selvagge da più di una settimana. Tanta figa, mi piacciono un casino le bellezze nordiche, capelli d'oro pelle chiarissima, credo che sia anche perché è una bellezza, inconsueta per noi Latini. Un certo numero di tipi strani, punk, ma sono solo ragazzini, suonatori di strada di tutti i tipi, dagli hippies con la chitarra, al tipo ordinato un po' intellettuale col violino, quello più campagnolo con la fisarmonica, perfino uno con la cornamusa e tanto di kilt, tutto in perfetto stile scozzese, che qui c'entra veramente poco. Addirittura c'erano dei tipi che facevano i massaggi, piazzavano lungo un viale delle sedie in legno, e qualcuno dei passanti si fermava per un massaggio anti-stress, è la prima volta che vedo sta roba.
Poco prima dell'orario di chiusura riseco a visitare anche la cattedrale che ospita le spoglie dei Re di Svezia.
Verso le 19:00 riprendo la metropolitana e torno al camping.
Per cena, mi accontento di un veloce panino consumato davanti alla mia tenda, avendo pranzato verso le 15:00 in un locale del centro.
Dopo cena vado al bar/ristorante del camping per scrivere il diario di oggi, sorseggiando una tazza di caffè. Mentre sono lì che scrivo si scatena un violento temporale, dopo un po' entrano 3 bikers bagnanti fradici, sono arrivati da poco in moto, portano i colori di un gruppo MC locale, immagino che siano in città per il raduno degli Strul MC annesso al Maleren Runt. Lo stile è quello classico di molti MC, presenza notevole, facce scure e modi da duri, stanno molto sulle loro, voglio dire, io indosso il mio gilet da Free Biker, non credo ci voglia molto a capire che sono un motociclista, però questi stanno sulle loro, e non scambiamo parola, mentre con tutti i motociclisti che ho incontrato ed incontrerò per il viaggio ci si è sempre scambiati almeno un saluto. Gli altri avventori del locale li guardano strano, solo il barista ci scambia due parole. Boh.. ad ogni modo, se gli va di fare i duri inavvicinabili saranno cazzi loro, io me ne torno intenda, buonanotte…

Venerdì 15/08/03
XII tappa visita di Stoccolma km 0
Km totali 6.615

Anche la giornata di oggi la dedico alla visita della città.
Mi sveglio verso le 8:00, colazione e poi vado a prendere la metropolitana, come ieri scendo alla fermata “T-Centralen” quella della stazione ferroviaria, che è abbastanza comoda per raggiungere tutti i punti più interessanti del centro storico. La prima parte della giornata la dedico a visitare il Vasa Museet, il museo del Vasa. Si tratta di un museo interamente dedicato alla nave da guerra Vasa, costruita tra il 1625, (anno della stipulazione del contratto di costruzione) e il 1628. Il Vasa fu costruito nel cantiere navale di Stoccolma, per volere del Re di Svezia Gustavo II Adolfo, era l'epoca della Guerra dei Trent'anni, il Re Gustavo Adolfo era un grande condottiero e la Svezia stava rapidamente aumentando la sua influenza militare e politica sullo scenario europeo. Questo Vascello fu Progettato per essere la nave da guerra più grande e formidabile del suo tempo, ma a causa probabilmente di errori nella progettazione affondò clamorosamente nel porto di Stoccolma il 10 Agosto 1628, durante il viaggio inaugurale, a poche centinaia di metri da dove era stato varata. Si è conservata sul fondo del Mar Baltico 3 secoli grazie all'assenza in questo mare di un particolare mollusco che altrimenti avrebbe divorato il legno, e dopo vari tentativi e studi recuperata definitivamente il 24 aprile 1961. Oggi è esposto in tutta la sua magnificenza ed imponenza in un museo costruito appositamente nel 1987, ed inaugurato nel 1990. E' uno spettacolo veramente unico, guardandola dal basso, (1°piano del museo), la nave da le quasi vertigini per la sua grandezza, di contorno ci sono vari reperti e materiali illustrativi riguardo alla navigazione e alla guerra sul mare nel XVII secolo. Merita assolutamente una visita se vi trovate a Stoccolma o nelle vicinanze, per questo o speso molte parole riguardo al Vasa che a ben vedere non c'entra molto con un viaggio in moto a Capo nord. Esco dal museo nel primo pomeriggio, la visita è durata alcune ore, perché ho voluto veramente gustarmelo appieno, tutti i cartelloni illustrativi e descrizioni di reperti erano in inglese per cui ci ho messo più tempo del normale per leggerli. Il tempo si è guastato, ora piove abbastanza forte ed io non ho un ombrello ma non voglio rinunciare ad un' ultimo giro nel Gamla Stan, per l'acquisto di alcuni souvenir. Aspetto che la pioggia diminuisca e poi mi metto in marcia, dal Vasa Museet al Gamla Stan è un bel pezzo a piedi e per di più sotto una pioggerellina persistente. Passo il resto della giornata a gironzolare tra i negozi di souvenir del centro storico, sono molto numerosi, molta roba ha come argomento i Vichinghi, (ovvio da queste parti), ma spesso è paccottiglia per turisti, dopo varie ricerche riesco a fare alcuni acquisti che reputo di un certo gusto.
Torno al camping verso le 19:30, vedo che sono arrivati due italiani in sella ad una HD Softail Springer, molto radicale, penso che sia stato una bella sfacchinata un viaggio in due con una moto del genere.
Parliamo un po' scopro che sono di Roma e sono a Stoccolma per il Malaren Runt, così ne approfitto per chiedergli informazioni su dove sia esattamente la partenza per il run, ma nemmeno loro ne sanno molto, mi dicono che si tratta di un parcheggio ma non sanno bene dove sia ubicato, penso che domani me lo cercherò da solo. Li invito ad aggregarsi con me per cenare e berci qualche birra al ristornate del camping ma declinano, boh… ci si trova tra biker italiani, ad oltre 2000 km da casa e non ci si beve nemmeno una birra insieme, sono cose che non capisco, comunque cazzi loro, li lascio mentre montano la tenda bagnata sul terreno bagnato, penso che le borse in cuoio non avranno slavato molto i loro bagagli dalla pioggia del pomeriggio, e non li invidio per niente, perché mi è capitato negli anni di trovarmi in queste condizioni e non è per niente bello, ma questa è la dura vita del biker…
Oggi è ferragosto, me ne ero dimenticato, ed al ristorante del camping c'è una specie di festa privata, pare che la tradizione sia di cenare con gamberi d'acqua dolce, ne assaggio anch'io, poi mi faccio un piatto di carne patate e uova, una birra, un caffè e un' distillato locale simile alla vodka. Torno intenda e prima di mettermi a dormire ripongo nelle borse della moto tutti in bagagli non strettamente necessari per la notte, perché domani voglio essere in grado di partire al più presto per non perdermi il Malren Runt.

Sabato 16/08/03
XIII tappa Stockholm – Malaren Runt – Vattern Km 401
Km totali 7.016

Mi sveglio verso le 8:30, in breve smonto la tenda e ricarico tutto sulla moto.
I due ragazzi italiani che avevo conosciuto la sera prima sono già partiti, avevano una fretta matta di trovare il parcheggio da cui parte il Malaren Runt. Io ho solo una vaga idea di dove si trovi, la cartina che mi hanno spedito per e-mail dalla redazione di MCM non era molto dettagliata. So che la partenza è alle 10, alle 9:15 sono in strada, imbocco la tangenziale diretto verso la zona della città dove presumo si trovi il parcheggio dove prende il via il Runt.
Dopo pochi Km però incomincio ad incontrare diverse moto che vanno nella direzione opposta, così mi convinco che il Malaren Runt è già partito, alla prima uscita lascio la tangenziale e la riprendo in direzione opposta. Comincio a tirare un po' e poco dopo riprendo uno dei grupponi che avevo incrociato e mi accodo a loro. Il Maleren Runt è diverso dall'idea di moto-giro che abbiamo in Italia, è veramente una fiumana di moto, così numerosa che non devi rigorosamente partire col gruppo, basta che prendi la stessa strada e segui le prime moto che incontri. Il Percorso si sonda attorno al lago Malaren, sul quale sorge Stoccolma, (immagino che Malaren Runt, voglia dire appunto Giro del Malaren o Run del Malaren). In quel breve tratto di tangenziale che percorro vedo diverse volte gente che affacciata ai cavalcavia saluta le moto di passaggio. Dopo un po' lasciamo la tangenziale e incominciamo a percorrere strade secondarie nella campagna svedese, ed anche qui gente al lato della strada, addirittura, con sedie da campeggio e tavolini, venuti per godersi lo spettacolo. Nonostante il fiume di moto sia sempre più numeroso, l'andatura è tranquilla, si viaggia, piano, ma non è uno snervante vai e ferma, folle-prima-seconda-folle, come capita ad esempio ai nostrani moto-giri della Madonnina dei Centauri o Befana Benefica, certo, che uno stop o un semaforo creano ingorghi notevoli, ma al verde si riprende e il serpentone di moto si snoda ancora sinuoso. Le stazioni di servizio, sono uno spettacolo, ad una occhiata in alcune si passava anche il centinaio di moto, chi si ferma per fare rifornimento, (il Runt è molto lungo), altri solo per farsi un hot dog o un caffè, oltre ai bar della stazione di servizio sono presenti diversi chioschi di ristoro, messi da ambulanti o anche da club della zona, io il faccio il pieno e cambio l'ennesimo rullino fotografico di questo viaggio.
Mi fermo a tutte le stazioni, per dare un occhiata, ci sono moto di tutti i tipi, ma le più numerose sono le custom jap, poi in ordine le H-D, le tourer, le sportive, qualche cafè racer, i tanto decantati chopper scandinavi non sono certo la maggioranza, ma comunque qualche mezzo fuori della norma c'è eccome, poche le guzzi, ma su una ho trovato un adesivo “Moto Guzzi Club of Sveden”, segno che la nostra amata Aquila fa proseliti anche da questa parti. I biker: non si vede gente molto grezza devo dire, forse non è il posto più adatto, non si vedono nemmeno molti Colori, praticamente zero i gilet toppati da Free Biker come il mio. In uno o due parcheggi delle stazioni di servizio ho anche visto i tipici stand da raduno che vendono accessori e cianfrusaglie biker, parcheggiata di fianco ad uno di questi stand, vedo pure una vecchia e abbastanza malconcia H-D Knuklehead, la cosa eccezionale è che sul serbatoio dell'olio portava scritto “ Gypsy Tour Hollister, July 4, 1947 ” fosse veramente una di quelle che parteciparono ai fatti di Hollster, sarebbe un reperto storico di notevole valore. Trovo uno stand di MCM, dove vendono le magliette egli adesivi ufficiali del Malarene Runt, quando gli dico che vengo dall'Italia, mi regalano oltre all'adesivo un patch del magazine MCM.
Unici nei della giornata sono questi: il tempo, che qui cambia molto velocemente, ho incontrato più di una volta degli scrosci di pioggia lungo il percorso, durante uno particolarmente violento ci rifugiamo sotto la pensilina di un distributore, nel mentre un tipo mi si accosta e comincia a sbraitare, gli dico che non capisco e lui mi chiede se parlo inglese, dico di si e quello mi spiega urlando, che lui e suoi 4 amici viaggiavano in formazione uno a destra e uno a sinistra, e io avevo osato passargli in mezzo, e non dovevo farlo, aveva l'aria del motociclista della domenica che in sella si sente cattivo e vuol recitare la parte, normalmente lo avrei mandato affanculo e gli avrei chiesto se lui l'aveva comperata la strada, ma poi non mi capiva, per cui mi limito a girargli le spalle, evidentemente i coglioni si trovano a tutte le latitudini.
La maggior parte della gente però sembra ok così mi trattengo a parlare con motociclista del posto a proposito del mio viaggio, mi fa anche delle foto che mette sul sito del suo moto club e mi manderà poi per e-mail. Ad Enkoping, poco oltre la metà del percorso, c'è il clou del Runt, la clubhouse degli Strul MC dove questo week end si svolge un raduno, c'è un casino di moto e lì vedo anche qualche biker di quelli grezzi e qualche Colore. Mi piacerebbe fermarmi e vedere com'è l'atmosfera dei raduni da queste parti, ma sono stanco di campeggiare sotto la pioggia, e qui il tempo come ho sperimentato può cambiare da un momento all'altro, per di più le mie ferie stanno per terminare, per cui mi limito a dare un occhiata in giro e riprendo la strada ripromettendomi di tornare prima o poi da queste parti.
Da lì in poi vedo sempre meno moto nonostante sia sul percorso del Runt, come testimoniano i cartelli, dopo un po' arrivo ad un parcheggio semideserto è l'arrivo del Runt, ma non c'è nessuno a parte me e tre attempati motociclisti, su delle custom jap, mi dicono che lì il grosso arriverà più tardi, probabilmente la maggioranza dei biker si ferma alla clubhouse degli Strul MC. Io comunque non ho tempo ne voglia di trattenermi, quindi imbocco la tangenziale in direzione Sud, per Helsingborg dopo aver partecipato ad uno dei più lunghi run del mondo. É ormai pomeriggio inoltrato e non riesco a portarmi troppo avanti, mi fermo per la notte in uno bel campeggio sul lago Vattern.
Ceno al ristorante del camping con piatto di carne, patate e uova, e una birra, poi il solito sigaro ammirando il tramonto sul lago.


Domenica 17/08/03
XIV tappa Vattern (S) – Luneburg (D) km 985
Km totali 8.001

Mi sveglio verso le 7:30, smonto tutto e carico la moto, poi faccio una abbondante colazione al ristorante del camping.
Mi metto in strada verso le 9:00, la giornata di oggi e quella di domani saranno esclusivamente dedicate al viaggio, senza perdersi troppo tra panorami ed emozioni. Viaggio spedito sulla E4, in direzione Helsingborg, nei pressi della punta Sud del lago Vattern, però incrocio ancora qualcosa per la quale la Svezia è famosa nel mondo, la fabbrica delle mitiche Huskvarna, nella città omonima.
Ad Helsingborg passo sulla E6-E20 per Malmo, qui attraverso lo stretto di mare che separa la Svezia dalla Danimarca, tramite il famoso ponte.
Nel primo pomeriggio sono a Copenaghen, qui invece di proseguire verso Odense, rifacendo la strada che avevo fato all'andata, decido di svoltare a Sud sulla E47 verso Rodbyhavn, dove prendo il traghetto per Puttgarden , Germania. Non so se alla fine la strada sarà più veloce, certo è più corta anche se non di molto, comunque voglio provare anche questo percorso, visto che all'andata ho fatto tutto via terra.
É circa metà pomeriggio quando prendo il traghetto, per Puttgarden, lego la mia moto nella stiva, e poi salgo in coperta per godermi la vista del mare. La giornata è limpida c'è il sole ma non fa troppo caldo, spira un discreto vento, mi appoggio al parapetto della nave per ammirare alcuni gabbiani che volano nel vento a fianco della nave.
Questa dei gabbiani è un immagine molto bella, la gente gli lancia dei pezzetti di pane che loro afferrano in volo, gli scatto alcune foto.
Mi viene questo pensiero, questi gabbiani rappresentano lo spirito del viaggio e della libertà, il cui richiamo adesso è sopito in me ed ho voglia di casa ma presto tornerà a chiamarmi e a spingermi verso altri viaggi, altri paesi, ed altre avventure. Approdiamo a Puttagarden nel tardo pomeriggio, sul traghetto mi sono riposato ed ora mi sento di percorrere ancora molti km, così imbocco l'autostrada tedesca A1-E47, per Lubeck, dopo di che la A1-E22, per Hamburg, dove passo sulla A7-E45, in direzione Hannover. Tra Hamburg e Hannover in autostrada ci sono lunghe e lentissime code, praticamente si è fermi, a fatica passando tra due file di auto mi porto avanti fino alla prima uscita, in Italia avrei proceduto sulla corsia di emergenza, a rilento certo ma almeno andavo avanti, però qui non lo fa nessuno, per cui mi adeguo. Esco alla prima uscita che trovo, è sera, comincio a sentire la stanchezza e poi in autostrada non si poteva continuare, sono nella regione del Luneburg e trovo sistemzione per la notte in una gasthaus.
Ceno nel biergarten annesso e conosco una coppia di motociclisti italiani, di Milano per la precisione, che girano con una BMW.
Tra una birra e l'altra tiriamo l'ora di chiusura del locale poi loro si ritirano, mentre io resto a chiacchierare per ancora circa un ora col padrone del locale, viene dalla ex Jugoslavia, mi chiede del mio viaggio e del mio lavoro e mi racconta le menate che ha lui per il suo lavoro, le preoccupazioni ad esempio l'anno prima quando il vicino fiume era straripato inondandogli il locale e di come per la preoccupazione passò l'estate al piano di sopra a bere grappa, devo dire che comunque beve non poco anche adesso che ha meno preoccupazioni, un bicchierino dopo l'altro finiamo la bottiglia e lui ne stappa un'altra, tutto offerto dalla casa per il suo amico Max, (che sarei io), dice, poi però mi chiede due euro per la tazza di caffè che chiedo prima di ritirami..... mha?





Lunedì 18/08/03
XV tappa Luneburg (D) – Pavia (I) km 1.120
Km totali 9.121

Sveglia verso le 8.00 con i postumi della bevuta di ieri sera.
L'idea sarebbe di riuscire a fare tutta una tirata fino a Pavia, ma la strada non è poca, sono oltre 1.100 km, ed oltre tutto sono un po' a pezzi. Faccio colazione insieme alla coppia bmwista conosciuta ieri sera, poi verso le 10.00 mi metto in viaggio. L'alcol ed il cibo piccante della sera prima si fanno sentire, e mi obbligano ad una sosta alla stazione di servizio, lo stomaco non è per niente a posto, dubito di farcela ad arrivare a casa in giornata. Per fortuna però il traffico è scorrevole, tengo i 130-140 km/h e mi fermo il meno possibile, solo per far benzina, poco a poco mi passano anche il mal di stomaco ed il mal di testa. La A7-E45, scorre veloce sotto le ruote della mia California, Hannover, Gottingen, Kassel, Fulda, Wurzburg, dove passo sulla A7-E43, in direzione Ulm che supero verso le 17:30
Verso le 19:00 sono dalle parti di Lindau, la stessa storia che mi è capitata altre volte tornando dal nord Europa, mi trovo abbastanza vicino a casa da tentare la tirata, ma ci sono i pro e i contro. Decidendo di andare avanti, la fregatura è che mi troverò ad traversare le alpi svizzere col buio ed arriverò a casa a notte fonda e sfinito, decidendo di fermarmi per la notte c'è che perdo un'altra giornata con annessa la spesa di una altro pernottamento fuori casa per poi domani percorrere relativamente pochi km.
Decido per la tirata come già feci in passato, quando arrivo alla fine di un viaggio la voglia di casa è tanta.
Lascio l'autostrada per percorrere quel breve tratto di Austria nei pressi di Bregenz, poi una volta passato il confine con la svizzera riprendo l'autostrada, A13-E43, in direzione Chur-Bellinzona.
Le autostrade svizzere sono decisamente tortuose, forse è il meglio che si poteva fare in un paese così montuoso, in ogni caso percorrerle col buio non è uno piacevole, sono le 22:00 quando arrivo al tunnel del San Bernardino, lo trovo con i lavori incorso come due settimana fa, con l'odiosissimo e pericoloso asfalto raschiato in attesa della nuova gittata, devo percorrere il tunnel andando molto piano per non rischiare di cadere. Alle 23:30 sono al confine e rimetto piede nella mia amata Italia, percorro nella notte gli ultimi chilometri che mi separano da casa, la A9, la tangenziale di Milano, poi la SS. 35 dei Giovi. Sono sfinito dopo oltre 1.100 km e 13 ore di sella, eppure come spesso accade la parte più bella e dolce del viaggio sono questi ultimi chilometri fino a casa. Arrivo a casa verso l'una di notte, i miei sono alzati che mi aspettano, posso ben dire di essere stato in capo al mondo, agli estremi bastioni nord di questa nostra Europa, ma per sentirmi appagato ora mi basta ritrovare la mia famiglia, un piatto di pasta, ed il mio comodo letto, ma lo spirito del viaggio, la voglia di strada e di avventura è solo sopiti e presto torneranno a gridare dentro di me, che si tatti di una viaggio chissà dove o di un piccolo raduno a pochi km da casa.

La strada continua... sempre!

Max “Free Biker” Pavia

MaxGuzziPV

 

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Tu che sei nato/a prima del 1970 ( Bikers Life )

“Kintpuasch Modoc”; Lettera a Bikers Life ( Mauro Valentini )

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